martedì 1 ottobre 2013

Bubba e il Figliol Prodigo

Fiorentina - Parma = 2-2


Nella nostra squadra di calcio amatoriale, ha avuto una lunghissima militanza uno dei personaggi più caratteristici del paese: il soprannome, Bubba, era tutto un programma, e la diceva lunga sulle sue caratteristiche fisiche. Il suo ruolo storico, il secondo (a volte terzo) portiere. Una delle sue peculiarità, le poche volte che per necessità entrava nella rosa dei titolari, era una certa propensione al cosiddetto "gol a voragine": palla crossata a palombella, spesso dalla tre-quarti, lui che alza il faccione verso il sole e l'agognata sfera, le braccia ben ferme lungo i fianchi, il battezzarla fuori, fuori dal campo, dalla portata della testa degli avversari, ben lontana dal toccare la rete gagliardamente difesa, addirittura volgere, ad un certo punto, le spalle al pericolo, quasi sbeffeggiandolo, e l'esito inevitabile del più ridicolo dei gol subiti.
Ma Bubba era, ed è, un quintale di ragazzone volenteroso e autodidatta, cui nessuno ha mai insegnato veramente i fondamenti del mestiere. Non è mai stato baciato dal sole brasiliano, non ha mai avuto, sotto quel sole, un allenatore dedicato, una scuola di vita e di pallone, che lo ha portato a difendere la porta della nazionale verde-oro. Inspiegabile, quindi, il perché ieri fra i pali della Fiorentina ci sia finito proprio lui, il Bubba di verde vestito, pronto come suo solito, a subire il gollonzo a voragine.

È evidente che Neto ha chiuso con la titolarità gigliata, ma per forza di cose, e per gli unici errori del mercato estivo, gli verrà necessariamente concesso un lungo extra-time, almeno fino a Gennaio, almeno finché, forse proprio dal Brasile, non arriverà un vero portiere.

Ma la bacchetta del severo maestro si deve abbattere sulle dita di tutti coloro che, insieme a Neto, hanno gettato al vento questi maledetti tre punti, che hanno regalato un tempo ad un impalpabile Parma, e soprattutto due fatidici minuti, sprecati a cercare inutili sfondamenti, invece di comode meline. Ecco, a questi ragazzi insegniamo un po' di melina, che non è una piccola mela, cari Alonso e Rebic, ma una fredda e adulta gestione del risultato.

E concludo con una citazione biblica:

"... il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa... "

....forza Juan Manuel, se questa è la Fiorentina, abbiamo enorme bisogno del tuo antico ghigno, delle tue furiose galoppate e dei cross pennellati... Ricordati chi e come eri, e continua a credere di poter plasmare la tua testolina matta!

giovedì 26 settembre 2013

Seconde Linee

Inter - Fiorentina = 2-1




Troppo facile buttar giù parole quando il risultato ti arride... Complicato schizzare inchiostro digitale sullo schermo bianco dopo una sconfitta come quella appena vista in quel di SanSiro. 
Perchè fu così che dopo 70 minuti, non azzardo dominati, ma, mi si concederà, giocati un tantino sopra la parità, dopo il rigore pennellato dal Pepito Nazionale, una mano misteriosa spinge in basso il grosso interruttore delle luci della Scala del calcio milanese, il lampo viola si esaurisce, ed insieme proprio a Giuseppe Rossi, prima, e ad Aquilani, poi, entrambi richiamati da Montella, negli spogliatoi rientra anche la sicurezza, la precisione, la spavalderia, l'esperienza. Non basta la classe del solito Borja, non bastano le grida e la grinta di Gonzalo, Ambro e Savic, o lo sguardo un pò storto di Joaquin. I ragazzini rimasti in campo insieme a questi nonni, si danno alla baldoria, e perdono di vista il fatto che in campo c'erano anche gli altri, quelli vestiti di un nero-azzurro che pare il total black di Severus Piton.
Risultato: la Fiorentina si trova a giocare con delle insufficienti seconde linee; Neto scava un'altra palata nella fossa in cui finirà, spero presto, la sua carriera in maglia gigliata; L'angelico Alonso si rivela appunto evanescente come essere etereo sceso dal Paradiso; il fanciullino Mati entra leggiadro di petto, ove ragione direbbe di entrare con l'aratro, cosa che fa, in effetti, il suo diretto avversario Jonathan; Vecino entra ma nessuno se ne accorge; Ilicic... Beh Ilicic è assente giustificato perchè veniva da un infortunio, ma deve svegliarsi presto, e giustificare l'enormità spesa per il suo cartellino...

Mi fermo qui. La mia penna stasera è avvelenata, forse eccessivamente. Del resto dalle seconde linee che oggi si son ritrovate in campo, troppe, non si poteva chiedere l'impossibile. Del resto il campo l'abbiamo retto, e bene, per gran parte della gara. Ma la consapevolezza di aver buttato via tre punti, ed insieme ad essi un urlo rabbioso del tipo "ci siamo anche noi!", ecco, questa è ben viva.
 
In attesa di rivedere presto con il pallone fra i piedi i vari Pizarro, Cuadrado, Pasqual, Gomez, il pensiero della notte è semplice: no, ancora non siamo grandi, e viste le evidenti mancanze nell'organico (ogni riferimento a giovani spilungoni brasiliani vestiti di verde Uniposca è puramente voluto), visti gli errori che in momenti cruciali mortificano la classe indubbia dei più, comincio a dubitare che mai lo saremo!


domenica 15 settembre 2013

Solito Copione

 Fiorentina - Cagliari = 1-1


Va ora in onda la 41° giornata del Campionato di Serie A 2012-2013.

Niente è cambiato sotto le nubi del Franchi; non è finita una stagione piena di rimpianti ed occasioni tolte, non è passata un'estate ricca di titoloni e grandi nomi sulle prime pagine dei giornali.
Il copione, ahimè, è sempre il solito: si domina, si sgomita, si gioisce per il gol, già si guarda la classifica, ma alla fine chi esce dal campo con i musi lunghi, la bile in bocca, la rabbia nel cuore, quelli siamo ancora noi.
Si, perchè capita che in questa grigia e umida giornata di metà Settembre la Fiorentina stava per fregiarsi della terza vittoria in tre partite, nonostate tutto; ed il tutto è con la T maiscula, perchè la jella nera ti porta via subito Cuadrado, poi si abbatte con tutto il peso di Agazzi sul ginocchione del buon Marione. Le nubi si addensano e il fulmine divino viene quasi scagliato su Firenze, in risposta al moccolo generale che si alza dagli spalti e dalla panchina.

Ma la mano divina si arresta, e anzi accarezza la testina pelata di Borja Valero, che, desideroso di provare quel che prova la sua consorte, trova l'unico modo di mettersi la palla sotto la maglia durante un match: segnando un gol.
Illuminati dal lampo spagnolo, e non da quello celeste, i tifosi si danno gran pacche sulle spalle, sorrisoni, commenti stile "se si vince oggi, in queste condizioni, quest'anno si può far tutto!".
Ecco, lì sta il punto. Perchè come già l'anno scorso, nonostante sia nelle sue corde, semplicemente, per decisione superiore, la Fiorentina tutto non può fare! Ci sono delle gerarchie da rispettare nel mondo della Serie A; ma come, questi impertinenti ancora non l'anno capito? Non è bastato il ciarpame che gli abbiamo scaraventato addosso nell'assolato Maggio di quest'anno?

E allora via di fischietto: dopo il solito gol voraginoso di Pinilla, abbiamo forza e cuore per portarci ancora avanti; abbiamo ancora la classe di Rossi che scivola fra le maglie difensive degli isolani, e avremmo avuto ancora una possibilità dagli 11 metri; perchè il contatto in area c'è, è solare, perchè la palla, lo scarpino del cagliaritano non l'ha vista nemmeno da lontano, mentre ha visto, e bene, il piede di Rossi. Ma nel dubbio, la decisione appare scontata:
"Ma quale rigore? Via via...alzati Giuseppino, che rischi anche il giallo per simulazione! Come? Ho sentito un "che cazzo fai"? Chi è stato, Chi ha osato? Tu, cileno?... Ah ma ora basta, è tutta la partita che mi ronzi nelle orecchie (ma come, soi entrato cinque minuti fa...)... tiè, eccoti il cartellino rosso, così impari, così imparate tutti, spocchiosi Fiorentini, chi comanda nel calcio!..."

Proposta: la prossima partita, se possibile, cambiamo casacca ufficiale: facciamola con delle belle strisce, tipo viola e bianche, rosse e bianche, meglio se rosso-nere; ancora meglio, poi, se ci tingiamo tutti la faccia con il nerofumo; e, sempre se possibile, cambiamo anche i nomi sulle magliette... tipo: Netelli, Pasqualli, Aquinelli, Valerotelli, Rosselli, e via dicendo... Forse, chissà, qualche idiota in maglietta nera ci casca!


lunedì 2 settembre 2013

Panzer Division

 Genoa - Fiorentina = 2-5


Alla fine non si è fatto neppure attendere tanto... Ci avevano, infatti, detto che di solito si sblocca fra la terza e la quinta giornata; che proprio come un panzer, aveva bisogno di scaldare i motori per trascinare adeguatamente tutta la sua corazza e i suoi proiettili; quasi come un Landini Testa Calda, voleva il fuoco sotto le membra, prima di esplodere.
Ed eccolo, macinando erba e muscoli altrui, gonfiando reti, sul teatro di guerra della Massima Serie si presenta, maestoso, Mario Gomez.

Accanto a lui, scudiero che, come Sancho Pancha, vale spesso più del cavaliere, il Giuseppe Nazionale, lustro non solo per noi di Florentia, ma pure per le prandelliane italiche speranze di gloria.

Ma dietro a questi obici micidiali, c'era ieri una Squadra, con poche distrazioni e molta classe e cuore: il solito sontuoso Borja Valero, il mille-polmoni Ambrosini e il principino Aquilani finalmente degno del suo soprannome, non hanno fatto sentire l'assenza di Cuadrado.
Qualche distrazione in più si registra solo in difesa, e ancora qualche flessione da parte del Pek, ma non sono una novità, specie in un periodo in cui i vari Savic, Tomovic, Pasqual e Gonzalo devono acquisire ancora la forma e la sintonia ideali.
E veniamo al capitolo portiere: nonostante i due gol subiti, sui quali appare incolpevole, con un paio di interventi plastici e incisivi, Neto sembrerebbe aver fatto un passo verso la conferma. Ma siccome non siamo scesi dai monti con la piena, sappiamo anche che la ricerca di un nuovo estremo difensore o non c'è mai stata oppure non si è certo interrotta dopo il triplice fischio di Genova. La verità arriverà in queste ore, ma se Neto sarà, evviva Neto!
Insomma, dopo la svogliata, deludente ma premiante sconfitta in Coppa UEFA, abbiamo qualche certezza in più: la Fiorentina vista ieri è quella che ci aspettavamo e che volevamo, una squadra da podio!

venerdì 30 agosto 2013

Houston, abbiamo un problema....



Si può essere giornalisti diplomatici e dire che il ragazzo gioca con troppo timore e tensione, improvvidamente creati intorno a lui dalla tifoseria... 
Si può essere irriducibili ottimisti, e dire che questo è un'autentica promessa, secondo nel suo ruolo fra i verde-oro pluristellati, che quindi va atteso, coccolato e sostenuto...
Si può essere, invece, tifosi esasperati da un anno di errori continui, quando di questo numero 1, quando dell'altro, il Viviano della Fiesole, che alla fine dei conti sono costati punti su punti, quindi, sicuramente, la Champions...
La verità è che Neto, quindi il suo ruolo, sono un macroscopico problema, finora messo in naftalina nell'altrimenti splendido mercato estivo viola... Vero è che c'erano da risolvere fin troppi nodi, primi fra tutti trovare un mega-bomber (risolto), dipanare la matassa del duo Jo-Lija (risolto con un attivo di 42 milioni), rimpolpare il centrocampo (risolto), liberarsi di numerosi, costosi, comprimari (parzialmente risolto, visto che tuttora rimangono gli inutili e dorati Vargas e Oliveira)... Ma uno dei nodi principali era proprio quello dell'estremo difensore.
La speranza è che la dirigenza abbia continuato a lavorare sotto traccia, magari tenendo caldo il cellulare di colui che, invece, è il numero uno dei Brasiliani, unica alternativa di alto livello attualmente sul mercato. Ma arrivo a dire che meglio di questo pur promettente ragazzino biondo dalla faccia pulita, purtroppo chiaramente in stato confusionale e incapace caratterialmente di reagire, potrebbe essere anche un Agazzi. 
Ma c'è da sbrigarsi... Lunedì alle 23, ora di Milano ATA Hotel, i giochi si chiudono, ed il rischio concreto  è quello di presentarsi ai nastri di partenza con una squadra incompiuta.

sabato 24 agosto 2013

Siamo da scudetto?


No, non siamo da scudetto....

Abbiamo una società sanissima, che ha fatto del fair-play economico una bandiera, a dispetto del singolare contrappasso dell'indifferenza di chi blatera di calcio esagerato, senza far niente per cambiarlo.
Abbiamo un presidente, ora appassionato tifoso, che salta, suda, balla, tarantola sulla seggiolina del Franchi più di un quindicenne in Fiesole.
Abbiamo una strana coppia che si occupa di mercato, che abbiamo scoperto più micidiale nello scovare le occasioni di una casalinga il primo giorno di saldi, tenace nel perseguire silenziosamente l'obiettivo designato, unica nel regalare inaspettate gioie in afosi periodi lontani dal calcio giocato.
Abbiamo una città... beh... Abbiamo LA Città.
Abbiamo un allenatore che tutti ci invidiano, che tutti ha stupito, i fiorentini per primi: per la serietà e la modernità che impone ai suoi metodi di allenamento, per la spumeggiante filosofia calcistica, dolce metà per un tifoso che, chissà perché, ha la fantasia e il tocco di fino nel cuore (manco si fosse tutti nati a Ipanema, e non in riva all'Arno).
Abbiamo una squadra che l'anno scorso per lunghi tratti del campionato ha prodotto il calcio più bello d'Italia; scippata del terzo posto, è stata solida in difesa, geometrica e barcelloneggiante a centrocampo, micidiale davanti alla porta avversaria (secondo attacco, 72 gol, solo uno in meno del Cavan-Napoli).
E rispetto all'anno scorso:
Ci siamo liberati a suon di milioni di Jovetic (da Dicembre non pervenuto).
Abbiamo Joaquin.
Abbiamo Ilicic.
Abbiamo Pepito Rossi.
Abbiamo Mario Gomez (!).


Ma no, non siamo mica da scudetto!

giovedì 1 agosto 2013

Gli Intoccabili




C'era una volta un uomo solo al comando di un impero del male, un criminale che navigava paffuto nel mare oleoso e putrido della crisi di un paese. Con la sua grassa opulenza, le sue sventolate ricchezze, si faceva beffe della giustizia; anzi, con sarcasmo rilasciava interviste in cui, con i finti sorrisoni da caimano, con i suoi odiosi capelli impomatati, sfidava le forze dell'ordine ed i giudici che invano gli correvano dietro.
Avevano provato ad incastrarlo in tutti i modi, cercando inutilmente di incriminarlo decine di volte per le malefatte più evidenti agli occhi di tutti; persino la sua passione per le donne era finita in tribunale, sotto  l'accusa di sfruttamento della prostituzione... Niente da fare. Lui ne usciva sempre pulito.
Andava fermato, cancellato ad ogni costo... Bisognava trovare un cavillo, un minimo errore, a lui direttamente imputabile o meno, per sbatterlo finalmente dietro le sbarre. Un pool di coraggiosi, di intoccabili, trovò così l'accusa banale, ma definitiva: frode fiscale. Quella fu la giusta causa, il finale della storia, la pietra tombale per il nemico pubblico numero uno!
Così finì l'epopea di Al Capone.
Vediamo ora come leggete il parallelismo... Liberi, certo, di vedere Berlusconi come un gangster assassino, invece di un leader con luci ed ombre, scheletri nel proprio armadio di Arcore, ma pur sempre politico votato e non dittatore auto-eletto; ma liberi anche di vedere i giudici che lo perseguono (o perseguitano) come gli Intoccabili autorizzati a scandagliare tutta la sua vita privata, le sue finanze, le sue amicizie e le sue proprietà, pur di trovare il fatidico Tallone d'Achille, il verso giusto per, finalmente, annientarlo, pur se fuori dall'ambito delle urne.... Ma sia che lo leggiate in un modo, sia nell'altro, liberandovi dai preconcetti, e guardando semplicemente al nero su bianco, vi potreste forse accorgere di quanto questo parallelismo sia inquietante.....