Succede che qualche giorno fa, in Siria, sono stati massacrati 400 civili e militari filo-governativi, e almeno 150 persone sono state decapitate (!), incluse decine di donne e bambini...
Su un altro fronte, a Mosul in Iraq, i terroristi dell'Isis hanno bruciato vive (!) in pubblico tre donne accusate di collaborare con la Coalizione militare capeggiata dagli Stati Uniti....
Nel Mar Egeo l'ennesimo barcone affonda, e muoiono 45 persone di cui 20 bambini...
Ecco, nei giorni in cui il dibattito sul significato di famiglia si infiamma, in cui vedo livore verso chi ha un'idea al riguardo che nella sua conformità diventa anti-conformità da condannare, forse sarebbe opportuno che i titoli dei giornali, i post dei socials, le aperture dei telegiornali si occupassero anche di quelle famiglie che ogni giorno vengono distrutte, di quelle parti del mondo, stragrande maggioranza geografica, in cui la priorità è la sopravvivenza della famiglia, non la sua definizione.
domenica 24 gennaio 2016
sabato 3 ottobre 2015
Riflessioni orange
Schiphol. In attesa del volo. Con J-Ax nelle cuffie che blatera di "un altro viaggio" e delle magagne del Bel Paese, rifletto su una settimana vissuta in un Paese Bello: l'Olanda, con la sua precisione, con le sue strade pulite, i canali e i prati curati, i ragazzi in bicicletta a 12 anni per andare a scuola, perché il pulmino è un concetto sconosciuto, e che sembrano persino ignorare la parola "motorino", così apparentemente perfetti e inquadrati, immersi in un'opulenza poco conosciuta alle nostre latitudini.
Inevitabile il confronto con l'Italia, bella si, anzi bellissima nelle sue lande, ma così svilita, svenduta, abbrutita, sciupata e inzaccherata nelle sue città potenzialmente magnifiche, sempre più povera nei valori della sua gioventù imbevuta di social. Vengo assalito da una strisciante ansia, per me, ma soprattutto per i miei figli: se la globalità gli imporrà il confronto con quella gioventù straniera che sembra, rispetto a loro, così ariana, così superiore, così dannatamente costruita fin dall'infanzia per esserlo, sapranno reggere il colpo ed essere all'altezza? Perché non basterà la proverbiale intelligenza italica (leggi scaltrezza)... Il mondo moderno esige sempre di più, e qui noi siamo rimasti al palo.
P.S. Appena atterrato, chiedo al tassista "Posso usare l'AmericanExpress?"... Risposta "Boh, se la prende"... Appunto. Welcome in Italy...
lunedì 31 agosto 2015
Ridimensionati
No, non si tratta solo di una azienda i cui conti devono tornare nella partita doppia di fine anno.
No, non è una silenziosa arena in cui si gioca in penombra un'intelligente partita a scacchi fra onesti campioni.
No, non è una disputa dialettale in cui le offese verbali si pagano con lo sdegno.
No, non è un tavolo ovale al quale siedono limpidi professionisti e dove una stretta di mano è sacra.
No, non è un film strappalacrime a stelle e strisce in cui l'accozzaglia di panzoni squattrinati vince la Finale contro 11 marcantonii palestrati e strapagati.
No, non è una proprietà da non condividere, senza alzare gli occhi al cielo costellato da quelle 30/40 mila stelle urlanti.
No, non è un eremo marchigiano nel quale nascondersi corrucciati, guardando con sprezzo dall'alto il mondo viola.
No, caro Andrea della Valle... Il Calcio non è questo. La Fiorentina non è questo.
Entrambi sono cuore e passione, una follia per la quale vale la pena perdere la testa.
Se non hai più la voglia e la convinzione di naufragare in questo mare, ritira i remi in barca, e comincia a cercare un nocchiere più pazzo di te.
mercoledì 7 gennaio 2015
Je suis Charlie
Facile, ora, condannare, dissociarsi, inorridire...
Era, forse, scomodo fare scudo a quelle colorate vignette, prima?
Necessitava, forse, una dose troppo elevata di coraggio?
Era poco conveniente rispetto alla dirimpettaia e numerosa comunità di quelli che pregano sul tappetino?
O proprio non fattibile per chi, nella comunità vi era dentro, dissociarsi dal coro dei critici o, peggio, dei vocianti dal pulpito che incasellavano giornalisti e vignettisti come condannati a morte?
Perché tanti, troppi, criticavano, vociavano, appoggiavano la minoranza/maggioranza tumultuosa e arrogante, attenti, come sempre, a non offendere, urtare, stuzzicare quella pericolosa e spesso non scomoda, bensì comoda, "folla".
"Via, un po' di ritegno" dicevano "non hanno tutti i torti ad indignarsi... come si fa, con vignette ed articoli così offensivi?!"
Gli stessi, ora, piangono, si stracciano le vesti, difendono, alzano lo scudo...
Ma in questa pazza sinusoide, in cui loro, i mostri con il kalashnikov, si arrampicano ritmicamente per premere il grilletto giunti all'acme, e poi nascondersi all'ombra della curva discendente, quando il clamore del gesto scema, siamo noi tutti, bersagli a nostra volta, a decidere il ritmo.
Perché anche in giorni di relativa quiete, quando anche una semplice parola, una singola dichiarazione, vanno contro quello che i nostri antenati hanno faticato a costruire e a fregiare con il nome di Civiltà, di Diritto Umano, di Libertà, anche in quegli apparentemente innocui istanti l'indice dovrebbe levarsi e, unanimi, non sporadici, gli scudi alzarsi.
domenica 14 settembre 2014
Boccasciutta
...Poi ti risvegli in questo pomeriggio assolato di fine estate e scopri che le tue poche certezze calcistiche sono, come dire, evaporate...
Si, perchè per noi romantici viola il Campionato non era mica cominciato a Roma. No, quello era una prova, un passo falso che si rimediava sicuramente fra le mura amiche contro il Grifone. Vedrai cosa succede quando Montella decide di schierare la formazione giusta, e non quella tutta sbilenca e Brillante, messa su per convincere Pradè a comprare Richards-Badelj-Kurtic... Vedrai... Il tedesco ne fa almeno tre, il Baba altri due, Borja uno in rovesciata... Ah già, ma rientra anche lui, il trecciolino colombiano che abbiamo rubato alle grandi... Ah beh, allora la goleada è assicurata!
E invece no... Fiorentina a bocca asciutta, ferma al palo, e questa volta il legno non l'abbiamo nemmeno preso, non ce la possiamo rifare con la sfortuna.
Le figurine dei giocatori sul campo verde erano quelle giuste (a parte forse l'Alonso calciatore, ben più lento di quello motorizzato, che a sorpresa si fa preferire all'azzurro Manuel).
Sullo stesso campo verde lo spettacolo assomiglia preoccupantemente a tante asfittiche messe in scena dello scorso anno, con i viola che si dannano l'anima per trovare trame offensive il cui ordito è regolarmente spezzato dalla massa difensiva rosso-blu; e quando i nostri sgusciano fra le maglie di questa fitta rete, trovano una vecchia conscenza, lo stesso Perin che già tempo fa disse di no tante volte ai tiri fiorentini.
I minuti se ne vanno anche troppo lenti, fra un errore di Gomez ("Montella, levalo!"), un paio di tiracci di Aquilani, l'ingresso dell'opaco Ilicic, del rimandato Berna, con la triste uscita di scena dello stesso Gomez ("Montella, ma che fai, lo leviiii?")...
Insomma, l'ennesino pomeriggio da nulla di fatto, mentre le altre se ne vanno, buon per loro, a lottare per lo Scudetto.
E le certezze si trasformano in domane:
Ma Gomez è un panzero o un U-boot zavorrato?
Ma Cuadrado penserà per tutto l'anno alla Sacrada Famiglia?
Ma Borja ha giurato amore eterno a Firenze, perchè qui ha cominciato il buen retiro?
Ma Richards saprà mettere un cross in più di Tomovic, cioè almeno uno a partita?
Ma Pizarro è alle pompe? (domanda retorica)
Ma Berna e Baba sono meglio di Yakovenko e El Hamdaoui?
Ma Ilicic.....?
Ma a parte questi quesiti semiseri, stasera i tifosi viola hanno in testa un pensiero comune, un faro puntato oltreoceano, verso il Colorado... E tutti si chiedono:
Ma quanto ci mancherà Giuseppe?
giovedì 12 giugno 2014
E ora... Forza Italia?
Da una parte ci sarebbe il fastidioso olezzo di un'insopportabile Federazione Gioco Calcio, comandata da una cariatide logorroica che incredibilmente resiste alle nefandezze di uno sport che affonda, immagine del Bel Paese in crisi (ma visto che tale losca figura è piazzata sul suo scranno dalla platea votante dei Presidenti di Società, la connivenza globale è ovvia, e chi è senza peccato scagli la prima pietra).
Ci sarebbe un allenatore tanto amato a Firenze in passato, quanto, nella stessa città, ora, visto con sospetto se non con rabbia, per i troppi sassolini che si toglie ogni pochi passi e per l'illustre esclusione del Giuseppe nazionale.
Ci sarebbe un codice etico applicato dall'allenatore di cui sopra in modo perlomeno naif, con pennellate spesso troppo a strisce.
Ci sarebbero i giocatori da riviste patinate, abbarbicati alla bellona di turno, sulla Ferrari di turno, con gli occhialoni neri e il capello leccato, o mohicanato, d'ordinanza, brutto esempio di quello che la fatica e l'abnegazione in uno sport non dovrebbero mai produrre, sputo in faccia alla Dea Bendata che gli ha dato in dono il talento.
Ma dall'altra parte ci sarebbe...
Ci sarebbe un bambino che sotto il sole cocente di un pomeriggio di Luglio scopre il miracolo del Calcio, quando gli dei verde-oro cadono sotto i colpi di un altro Rossi.
Ci sarebbero due tedeschi capitati chissà come nel Bar del paese in una delle loro tante serate da dimenticare, che dopo l'ultimo sigillo di Altobelli si alzano in piedi e applaudono.
Ci sarebbe una 500 scarrettata, interamente coperta di nastro adesivo verde e bianco (rossa lo era già) che sfreccia davanti allo stesso bambino di prima, ora meravigliato e ubriaco della gioia degli altri.
Ci sarebbero le Notti Magiche e una canzone rimasta nel cuore.
Ci sarebbe un divino numero 10, che inventa un colpo da biliardo contro gli africani, e tira giù Sacchi dalla scaletta dell'aereo sul quale già stava salendo.
Ci sarebbero, ahimè, lo stesso codino che spara al cielo un rigore decisivo e le lacrime di uno stoico capitano dal nome Franco.
Ci sarebbero i rigori più fortunati di molti anni dopo, quelli di una notte in cui il cielo di Berlino si tinse di Azzurro.
Già l'Azzurro...
Per tutti questi distinguo, per tutte queste immagini che mi frullano in testa, ricordi indelebili di una passione, lascio da parte l'amato provincialismo. Mi siedo al Bar con gli amici di sempre, pronto all'abbraccio liberatorio o al masticare amaro, pronto comunque alle emozioni di un Mondiale.
E anche se non dimentico l'altra faccia della Luna, anche se guarderò al bel calcio degli altri con affetto più sincero di tante altre volte, decido comunque di accarezzare di nuovo col cuore quel bel colore Azzurro... E quindi, Forza Italia.
martedì 4 marzo 2014
Forza Brasile
Accecato dalla delusione e dalla rabbia per le recenti decisioni del Palazzo del calcio italiano, nei confronti della Fiorentina e non solo, quando mi si para davanti la foto dei luccicanti giocatori azzurro-juventini, che presentano le poco economiche nuove divise, che, fra non molto, verranno sfoggiate con professionalità da Naomo sulle dolci spiagge brasiliane, mi è salito un ovvio conato, e su Facebook, con sarcastica acidità ho commentato: "Ai prossimi Mondiali, Forza Brasile!".
Avendo ricevuto critiche da destra e manca, da patrioti offesi dalla mia evidente anti-italianità, mi sento in dovere di puntualizzare...
Perchè come spesso accade a qualcuno risulta difficile capire il senso della mia, della nostra rabbia.
Non lo capiscono perchè non hanno mai contestato la Società e la Dirigenza della loro squadra di club, pur gioendo per le vittorie dei colori amati. Certamente non la capiscono gli juventini, che raramente hanno avuto questa spiacevole esperienza, visto che la Fiat ha sempre opportunamente foraggiato sia la squadra che la Lega, nonchè la classe arbitrale (non è dietrologia, bensì verità venuta a galla senza nemmeno scavare troppo, è scritto nero su bianco).
Non lo capiscono, forse, perchè per convenienza preferiscono tenere grosse fette di prosciutto sugli occhi, per non vedere e annusare le nefandezze e l'olezzo che trasudano dal Palazzo-Skymediaset.
Pertanto, ribadisco: da buon Fantozzi sarò felice e carosellante per le eventuali, e improbabili, vittorie azzurre, ma non posso tapparmi il naso di fronte a, nell'ordine:
1. una Lega Calcio da operetta, capace di distruggere il patrimonio sportivo di una nazione fra le prime nel mondo come cultura del football.
2. un presidente di Lega degno attore dell'operetta suddetta, incredibilmente rieletto dopo la Caporetto del Sud Africa, privo di intelligenza, lungimiranza e dialettica.
3. una rosa fatta di indagati, e, soprattutto, viziati supponenti (siete capaci, voi, di tifare per il nero marione nazionale? prego, accomodatevi...).
4. un allenatore campione di onestà, che, mentre giurava fedeltà alla "piccola" Firenze, aveva già posto la firma sul contratto milionario con la Lega, e che applica il Fair-Play in modo selettivo (lascia fuori DeRossi espulso in campionato, ma ha sempre fatto giocare il marione di cui sopra, nonostante le sue bravate fuori e dentro al campo).
Detto ciò, provate a vietarmi di tifare per il bel calcio, che si chiami Brasile, Spagna, Argentina o Costa Rica... non ci riuscirete!
Di sicuro, purtroppo, il bel calcio non si chiama Italia!!!!
Avendo ricevuto critiche da destra e manca, da patrioti offesi dalla mia evidente anti-italianità, mi sento in dovere di puntualizzare...
Perchè come spesso accade a qualcuno risulta difficile capire il senso della mia, della nostra rabbia.
Non lo capiscono perchè non hanno mai contestato la Società e la Dirigenza della loro squadra di club, pur gioendo per le vittorie dei colori amati. Certamente non la capiscono gli juventini, che raramente hanno avuto questa spiacevole esperienza, visto che la Fiat ha sempre opportunamente foraggiato sia la squadra che la Lega, nonchè la classe arbitrale (non è dietrologia, bensì verità venuta a galla senza nemmeno scavare troppo, è scritto nero su bianco).
Non lo capiscono, forse, perchè per convenienza preferiscono tenere grosse fette di prosciutto sugli occhi, per non vedere e annusare le nefandezze e l'olezzo che trasudano dal Palazzo-Skymediaset.
Pertanto, ribadisco: da buon Fantozzi sarò felice e carosellante per le eventuali, e improbabili, vittorie azzurre, ma non posso tapparmi il naso di fronte a, nell'ordine:
1. una Lega Calcio da operetta, capace di distruggere il patrimonio sportivo di una nazione fra le prime nel mondo come cultura del football.
2. un presidente di Lega degno attore dell'operetta suddetta, incredibilmente rieletto dopo la Caporetto del Sud Africa, privo di intelligenza, lungimiranza e dialettica.
3. una rosa fatta di indagati, e, soprattutto, viziati supponenti (siete capaci, voi, di tifare per il nero marione nazionale? prego, accomodatevi...).
4. un allenatore campione di onestà, che, mentre giurava fedeltà alla "piccola" Firenze, aveva già posto la firma sul contratto milionario con la Lega, e che applica il Fair-Play in modo selettivo (lascia fuori DeRossi espulso in campionato, ma ha sempre fatto giocare il marione di cui sopra, nonostante le sue bravate fuori e dentro al campo).
Detto ciò, provate a vietarmi di tifare per il bel calcio, che si chiami Brasile, Spagna, Argentina o Costa Rica... non ci riuscirete!
Di sicuro, purtroppo, il bel calcio non si chiama Italia!!!!
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